Adoráte Deum, omnes Ángeli eius del 24-01-2021

Adoráte Deum, omnes Ángeli eius del 24-01-2021. Don Giorgio Lenzidi redazione

Domenica 24-01-2021, presso la Chiesa di San Cristoforo (Via D’Argillano n.21 – 63100 AP), il nostro Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo è stato ospitato dalla Confraternita della Buona Morte del Priore Giancarlo Tosti, per celebrare il rito romano straordinario nella forma cantata, con don Giorgio Lenzi, sacerdote dell’Istituto Buon Pastore e Procuratore Generale per lo stesso con la Santa Sede.

Hanno partecipato alla Santa Messa come servizio all’altare il cerimoniere Lodovico Valentini, il chierichetto Giuseppe Baiocchi e il turiferario Fratel Ferdinando. Al canto gregoriano il Maestro Giuseppe Spinozzi.
Dall’omelia, don Giorgio Lenzi ci ricorda come siamo tornati nel ciclo ordinario dell’anno liturgico, un periodo di grande preghiera e lode al Signore. Diventa dunque quasi d’obbligo riprodurre l’insegnamento catechetico ai fedeli. Diventa centrale in questo periodo la quotidianità nella predicazione di Gesù Cristo.

 

In questa sobrietà della domenica più normale, la Sacra pagina ci guida nella nostra vita di cristiani e oggi udiamo il salvatore nostro dire: “Volo Mundare” (Io voglio che tu sia guarito), ovvero il volere di questa purificazione nei confronti di un lebbroso – una malattia incurabile e mortale per l’epoca. Ovviamente il malato, che ricordiamo fu realmente esistito – non certamente oggetto di fantasie, come le note “favole mitologiche” del paganesimo –, poiché la Chiesa ha sempre riconosciuto tali eventi come realmente accaduti, chiese aiuto al Signore del Cielo e della Terra: ed ecco dunque che ci viene rivelato quell’incontro tra la volontà di Dio e la nostra volontà e le nostre esigenze.

Difatti spesso chiediamo a Dio delle richieste non necessarie, che non corrispondono al vero bene, ma spesso possono essere nocive alla salvezza della nostra anima, ed è questa la ragione del perché Dio non risponde sempre positivamente alle richieste della nostra anima. Ed è proprio nel momento in cui la nostra richiesta corrisponde con la volontà divina e con il bene che è necessario per noi, Dio ci riafferma “Volo Mundare” e ciò vale sia per le questioni del corpo, che per quelle dello spirito.

Si pensi al caso biblico di Giobbe, messo alla prova fino all’ultimo da Dio; o come Nostro Signore stesso, quando nel giardino degli ulivi è preso d’angoscia e afferma “passi da me questo calice”: egli è Dio, ma la sua natura umana di quel momento prevale per mostrarci quanto a volte occorre sottomettersi a Lui ed essere capaci di dire “Io vorrei che fosse così, ma sia fatta la Tua volontà”.
Non a caso nella richiesta del lebbroso, egli afferma al Signore “Se tu vuoi”, e non “io lo voglio”: ed allora Gesù dice “Volo Mundare”, “Sì, lo voglio”. La volontà divina è identica, per misericordia, a quella del richiedente e il miracolo è fatto. Colui che era afflitto dalla lebbra incurabile, guarisce e diviene salvo.

Parallelamente tale miracolo significa anche lo specchio della purificazione della nostra anima: ed ecco che un fatto reale accaduto nella vita di Gesù, serve anche come fatto spirituale in un secondo livello – ma non si può dire che i fatti della vita di Gesù siano solo metafore: ciò comporterebbe lo scivolamento in un’eresia, un errore.
La purificazione di un lebbroso, significa anche poter elevare e ripulire la nostra anima, ma sempre nelle giuste condizioni, con l’attenzione, può essere purificata dal sangue preziosissimo di nostro Gesù Cristo, che noi offriamo ancora oggi sui nostri altari.
Continuando con il discorso evangelico, Gesù accontenta una seconda richiesta.

Mentre il lebbroso praticava la stessa religione del Tempio, il Messia incontra un romano, un pagano. Gesù accontenta la richiesta di questo uomo, poiché la fede dimostrata da quest’uomo, è molto più grande e più forte di quella del popolo di Israele che aveva il Messia e non lo riconosceva come tale. Dunque Gesù quando sente questa proclamazione di fede, decide che merita di essere ascoltata. Quest’uomo malgrado l’autorità e la carriera militare raggiunta – lui stesso la manifesta: “Io do ordini e tutti mi obbediscono” -, quest’uomo, questo soldato pagano, si fa umile e supplica Gesù ed Egli guarisce il suo figlioletto malato, senza neanche vederlo o toccarlo. “La fede sposta le montagne” affermerà Gesù in un altro passaggio del Vangelo, poiché la Fede di tutti i battezzati messi insieme, potrebbe risuscitare il trionfo di Cristo sulla terra e il trionfo della Verità. Purtroppo le cose non stanno così e non a caso Gesù chiama gli uomini come “uomini di poca fede”.

Questi due segni del Vangelo di oggi rappresentano dunque per noi la Speranza fisica e spirituale. Questa Chiesa che sembra oggi sempre più attaccata, come affermavano i Pontefici Pio XII e Paolo VI, e forse gli stessi “marinai della barca” non sono più capaci di compiere quegli atti utili a ritrovare la rotta, in un mondo in tormenta. Non per questo la Chiesa militante è toccata da una lebbra, da una malattia che è difficile da curare, ma noi sappiamo che il Cristo – giusto Giudice – renderà a ciascuno il suo, ed ascolterà le preghiere di coloro che umilmente sapranno chiedere la salvezza. Bisogna tornare dunque ad affermare “Io Credo che Gesù Cristo è figlio di Dio, Io credo nella sua miracolosa venuta sulla terra; Io credo nella verginità di Maria Santissima, Io credo nell’esistenza degli Angeli; certo tanti durante il nostro percorso ci guarderanno molto stranamente, ma diventeremo dei costruttori di fede all’interno di questa società secolarizzata, piatta, orizzontale e ciò sarà reso possibile da Dio stesso, poiché Egli premierebbe questi atti di fede, questi atti di coraggio.

Molti uomini senza più fede, saranno stupiti e non capiranno tale messaggio, poiché non hanno dato lettura alla krisis del soggetto occidentale moderno, ma noi pochi – come per il lebbroso – dobbiamo prostrarci a Dio e chiedere questa purificazione; come il centurione – che restò umile – dobbiamo tornare ad essere servi di Dio: non è certamente sufficiente la falsa umiltà. Ciò dovrà compiersi, proprio per evitare la gemma che Gesù minaccia alla fine del Vangelo per coloro che rifiutano la fede e la Verità. Questa gemma, lo sappiamo, è la dannazione eterna che per quanto sia una cosa triste dobbiamo considerarla Verità di fede.

 

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