Category Archives: Sante Messe

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Vetus Ordo Missæ cantata del 25-12-2019

Vetus Ordo Missæ cantata del 25-12-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Mercoledì 25-12-2019 alle ore 11:00, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo si è svolta la Santa Messa cantata in rito romano straordinario di Natale ‘Puer natus est nobis’.
La liturgia è stata celebrata dal Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano, aiutato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi, dal cantore Lodovico Valentini e dal Maestro Francesco Angelini all’organo.
Dall’omelia di don Riccardo Patalano, il prologo di Giovanni, che solitamente si afferma alla fine della Santa Messa nel rito romano straordinario, oggi è stato letto durante la prima parte della Messa. Questo perché Dio oggi si è fatto carne nel seno verginale di Maria, Madre di Dio, sempre Vergine prima durante e dopo il parto, perché considerata Nuova Arca dell’Alleanza, intesa come inviolabile: essa non poteva conoscere le doglie proprio perché immacolata.

Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi, si è incarnato, si è fatto uomo, si è rivestito di carne umana e ha fatto sì che la carne umana, redenta dal peccato per effusione del suo preziosissimo sangue, il giorno terribile della crocifissione del sacrificio in qualche modo venisse redento e divinizzato da poter entrare nel cielo: questo è l’importanza del Santo Natale. Lo stesso San Giuseppe ha dato il nome a Gesù: Emanuele, Dio con noi – ed egli si è sottomesso ai suoi genitori.
Un Dio che si sottomette all’umanità. Questo è l’amore infinito, indefettibile, eterno. Dio, oggi, nel 2019 è ancora in mezzo a noi e si fa ancora più piccolo, perché diviene presente nell’Eucarestia, nel Tabernacolo che diventa “grembo verginale” – non in maniera ideale, ma reale.
Tornando a Giovanni, egli afferma appunto che Gesù non è stato però riconosciuto dall’umanità. Oggi noi preghiamo per lui? Basta compiere piccoli gesti di santità, come la preghiera e l’adorazione. Oggi più che mai dobbiamo tornare ad inginocchiarci: in un mondo in cui tutti vogliono essere alla pari di Cristo, in piedi davanti a lui, perché tutti si credono sovrani, nessuno più si inginocchia.
Questo è l’atto più superbo dell’epoca contemporanea, poiché non si riconosce più il Re dei Re. Ma Dio è luce che dissipa le tenebre e davanti a lui – homo, homini, Deus -, dobbiamo tornare ad inginocchiarci per tendere verso la santità e il paradiso.
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ bassa del 22-12-2019

Vetus Ordo Missæ bassa del 22-12-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 22-12-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Santa Messa bassa in rito romano straordinario della IV Domenica d’Avvento, ‘Roráte coéli désuper’ del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”.
La liturgia è stata celebrata dal Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano, aiutato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi. Nell’avvicinarsi della Solennità del Santo Natale, questo deve essere per il fedele un qualcosa che lo tende alla contemplazione. La preparazione finale è la manifestazione del Salvatore del Mondo e l’apocalisse. Il libro della Rivelazione di San Giovanni parla proprio di questo: dell’avvento ultimo del Signore, con il cielo che si squarcerà da Oriente.
Da qui capiamo perché le nostre Chiese e i nostri altari sono rivolti ad Oriente, propriamente “Ad Deum” (verso Dio), perché aspettiamo che da Oriente torni il salvatore. Il sole sorge ad Oriente e Cristo si manifesterà da lì, egli sarà il vincitore delle tenebre, poiché dove arriva la luce le tenebre si dissolvono. Noi dobbiamo pensare ad una vita di grazia contro il vizio, alla virtù come glorificazione della vita personale per salvare la nostra anima.
Ed ecco che il Natale deve essere pensato come la morte del proprio Io, perché Dio si è fatto uomo, è sceso tra di noi. Bisogna scegliere se festeggiare un Natale Cristiano o un Natale dell’anticristo, quindi dei vizi, dei propri interessi. Ed ecco che la società odierna vuole proporci esattamente questo: un non-Natale. Dobbiamo decidere quale scelta compiere: noi cristiani siamo sempre chiamati ad una scelta, non viviamo del relativismo.
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ bassa del 15-12-2019

Vetus Ordo Missæ bassa del 15-12-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 15-12-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Santa Messa bassa in rito romano straordinario del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”.
La liturgia è stata celebrata dal Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano, aiutato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi. Nell’Omelia don Riccardo citando il Vangelo di Giovanni – III Domenica d’Avvento – ha ricordato le parole di san Giovanni Battista ai messi dei Giudei: «Io sono la voce di colui che grida nel deserto. […] Io battezzo coll’acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete. Questi è colui che verrà dopo di me, ed a cui non son degno di sciogliere il legaccio dei calzari».
Il Signore può dunque essere vicino; può anche essere venuto, e tuttavia rimanere ancora sconosciuto a molti. Questo divino Agnello è la consolazione del santo Precursore, il quale ritiene un grande onore l’essere la mera voce che grida agli uomini di preparare le vie del Redentore. San Giovanni è in questo il tipo della Chiesa e di tutte le anime che cercano Gesù Cristo. La sua gioia è completa per l’arrivo dello Sposo; ma è circondato da uomini per i quali il Divino Salvatore è come se non ci fosse.
Ora, eccoci giunti alla terza domenica del sacro tempo dell’Avvento: sono scossi tutti i cuori alla voce del grande annunzio dell’arrivo del Messia? Quelli che non vogliono amarlo come Salvatore, pensano almeno a temerlo come Giudice? Le vie storte si raddrizzano? Le colline pensano ad abbassarsi? La cupidigia e la sensualità sono state seriamente attaccate nel cuore dei cristiani?
Il tempo stringe: Il Signore è vicino! Se queste righe cadessero sotto gli occhi di qualcuno di quelli che dormono invece di vegliare nell’attesa del divino Bambino, lo scongiureremmo di aprire gli occhi e di non aspettare oltre a rendersi degno d’una visita che sarà per lui, nel tempo, l’oggetto d’una grande consolazione, e che lo rassicurerà contro tutti i terrori dell’ultimo giorno.
O Gesù, manda la tua grazia con maggiore abbondanza; costringili ad entrare, affinché non sia detto del popolo cristiano quello che san Giovanni diceva della Sinagoga: In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.
Dobbiamo dunque rallegrarci nel Signore, poiché il Profeta e l’Apostolo concordano nell’incoraggiare i nostri desideri verso il Signore: l’uno e l’altro ci annunciano la pace. Stiamo dunque tranquilli: Il Signore è vicino; è vicino alla sua Chiesa; è vicino a ciascuna delle nostre anime. Possiamo forse restare presso un fuoco così ardente, e rimanere freddi? Non le sentiamo forse venire, attraverso tutti gli ostacoli che la sua suprema elevazione, la nostra profonda bassezza e i nostri numerosi peccati gli suscitano?
Egli supera tutto. Ancora un passo, e sarà in noi. Andiamogli incontro con le preghiere, le suppliche, i rendimenti di grazie di cui parla l’Apostolo. Raddoppiamo il fervore e lo zelo per unirci alla santa Chiesa, i cui sospiri verso colui che è la sua luce e il suo amore diventano ogni giorno più ardenti.
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ cantata dello 08-12-2019

Vetus Ordo Missæ cantata dello 08-12-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 08-12-2019 alle ore 16:30, presso la Chiesa del Sacro Cuore (Chiesa dei Sacconi) presso Tolentino (Mc) si è svolta la Messa Cantata in rito romano antico organizzato dalla Venerabile Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Tolentino e dal Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”.
Ha celebrato la Santa Messa don Riccardo Patalano aiutato dai chierichetti Giuseppe Baiocchi, Gianni Pievaroli e Bruno Fianchini (Turiferario). All’organo il Maestro Andrea Carradori, cantore Lodovico Valentini.
Nell’Omelia don Riccardo citando la Solennità dell’Immacolata – II Domenica d’Avvento – ha ricordato come Sua Santità Pio IX, l’ultimo Papa Re, il giorno 8 dicembre 1854, con la bolla “Ineffabilis Deus”, sanciva come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato, ed istituiva il Dogma dell’Immacolata Concezione.
Difatti la Vergine Maria non possedendo il peccato originale può fungere da mediatrice tra noi e Cristo. Essa è Immacolata e vede le nostre difficoltà, ci scalda con il Suo amore, ci consola e ci accompagna per i sentieri della vita. Maria è la più potente avvocata e intercede incessantemente per noi presso Suo Figlio quando le affidiamo le nostre preghiere.
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ bassa dello 08-12-2019

Vetus Ordo Missæ bassa dello 08-12-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 08-12-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Santa Messa bassa in rito romano straordinario del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”.
La liturgia è stata celebrata dal Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano, aiutato dal chierichetto Lodovico Valentini. Nell’Omelia don Riccardo citando la Solennità dell’Immacolata – II Domenica d’Avvento – ha ricordato come Sua Santità Pio IX, l’ultimo Papa Re, il giorno 8 dicembre 1854, con la bolla “Ineffabilis Deus”, sanciva come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato, ed istituiva il Dogma dell’Immacolata Concezione.
Difatti la Vergine Maria non possedendo il peccato originale può fungere da mediatrice tra noi e Cristo. Essa è Immacolata e vede le nostre difficoltà, ci scalda con il Suo amore, ci consola e ci accompagna per i sentieri della vita. Maria è la più potente avvocata e intercede incessantemente per noi presso Suo Figlio quando le affidiamo le nostre preghiere.
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ cantata del 10-11-2019

Vetus Ordo Missæ cantata del 10-11-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 10-11-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è celebrata la Santa Messa Cantata “Si iniquitátis observáveris” in rito romano straordinario secondo il Messale del 1962 organizzata dal Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”. La celebrazione ha visto il Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano coadiuvato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi e dal cantore Lodovico Valentini; all’organo il Maestro Francesco Angelini.
Il Vangelo secondo Matteo, ci presenta in un passaggio i Farisei che traggono in inganno Gesù per cercare di farlo condannare dall’autorità pubblica di Roma. La paura era incentrata dalla classe dei Farisei su un’ipotetica rivolta al Tempio di persone vicine a Gesù.
Durante l’interrogazione si rivolgono a Gesù esclamando: «Maestro sappiamo che sei veritiero, insegni la via di Dio secondo la Verità e non hai riguardo per alcuno, perché non guardi alla persona degli uomini. Dacci il tuo parere: è lecito pagare il tributo a Cesare»? In quel momento Roma governava quel tratto della Palestina e vi erano frange non allineate al potere governativo romano. Ad esempio gli Zeloti attentavano spesso alla vita dei romani, contribuendo ad una destabilizzazione dell’ordine pubblico. Dunque chiedere a Gesù se era lecito o meno pagare un tributo a Cesare, avrebbe posto il Signore verso una condanna nei suoi confronti da parte dell’autorità romana, poiché considerato amico dai moti di rivolta, diversamente se avesse osteggiato la classe sacerdotale, si sarebbe avversato questi contro di lui. Posto ad un bivio, rispose in maniera diretta conoscendo – afferma Matteo – la loro malizia: «ipocriti! Perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Presentato il conio Gesù afferma: «di chi è questa immagine e questa iscrizione»? Di Cesare rispondono gli altri.
Ed allora il Signore risponde: «Rendete dunque a Cesare, quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Con questa risposta Cristo li neutralizza. Oggi nella nostra epoca contemporanea tutti noi siamo soggetti di diritti e di doveri, poiché viviamo in uno Stato in cui non vige l’anarchia, ma il diritto. Pochi però oggi ricordano che come cristiani abbiamo anche dei doveri, nei confronti di chi è la somma autorità, che è Dio: avente il diritto supremo, ovvero il diritto sul diritto terreno. Noi cristiani siamo chiamati a far garantire tale stato di diritto divino e dobbiamo avversare lo Stato, quando Cesare sconfina nei diritti di Dio. Se lo Stato ci chiede di comportarci in maniera immorale, noi dobbiamo opporci e tramite l’arma della preghiera vincere su di esso. Nella storia della nostra Chiesa ci sono fulgidi esempi di questa opposizione, come il martire – oggi Santo – José Sánchez del Río (1913 -1928).
Nato a Sahuayo in Messico da una famiglia solidamente cristiana, emigrò ancora piccolo a Guadalajara, dove ricevette la Prima Comunione e si distinse per la sua devozione mariana. A seguito della promulgazione delle leggi anticlericali da parte del presidente Plutarco Elías Calles (1877 – 1945), si formò l’esercito popolare dei “cristeros”, cui si unirono anche i due fratelli di José, ma a lui, tredicenne, fu impedito. Visitando la tomba dell’avvocato – oggi beato – Anacleto González Flores (1888 – 1927), chiese a Dio di poter morire in difesa della fede come lui. Diventato quindi portabandiera dell’esercito cristero, venne catturato e messo in carcere, poi rinchiuso nel battistero della chiesa di San Giacomo apostolo a Sahuayo, la sua parrocchia. Rifiutò le proposte di liberazione, determinato a dare la sua vita fino in fondo. Torturato quasi a morte, dopo essergli state scuoiate le piante dei piedi ed avergli fatto scavare la sua fossa, i suoi aguzzini chiesero categoricamente che per avere salva la vita dovesse abiurare Cristo e bestemmiarlo, ma ad ogni costrizione il ragazzo esclamava «Viva Cristo RE»! Fu ucciso con un colpo alla tempia dopo aver pronunciato l’ennesima gloria del Signore nel cimitero di Sahuayo il 10 febbraio 1928, a quattordici anni. È stato beatificato il 20 novembre 2005, sotto il pontificato di Benedetto XVI, insieme ad altri dodici martiri messicani, compreso anche il già citato González Flores. È stato quindi canonizzato domenica 16 ottobre 2016 da Papa Francesco I, insieme ad altri sei Beati. I suoi resti mortali sono venerati dal 1996 sotto un altare laterale della chiesa di San Giacomo a Sahuayo.
La sua storia deve farci capire come sia importante opporci oggi a questa epoca secolarizzata che chiede unicamente diritti, ma non ha nessun dovere verso Dio. Anche se il telos (dal greco τέλος per “fine”, “scopo” o “obiettivo”) si è rovesciato nel 1789 con la così detta Rivoluzione Francese – madre di tutte le rivoluzioni moderne e contemporanee, la quale perpetrava il genocidio dei cattolici vandeani sotto le parole Liberté, égalité, fraternité che hanno sostituito Dio, Patria, Famiglia -, la preghiera e la fede, il vivere di rettitudine può ripristinare e salvare questa nostra Europa martoriata dalle più sconcertanti mode del cuore umano.
In cambio noi cattolici avremo le porte verso il paradiso durante il Giudizio Divino, poiché questo mondo è solamente una realtà di transizione, di passaggio. Come ci ricorda Matteo 16,18: «tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam» (tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa).
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ cantata del 03-11-2019

Vetus Ordo Missæ cantata del 03-11-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 03-11-2019 alle ore 18:30, presso la Chiesa del Sacro Cuore (Chiesa dei Sacconi) presso Tolentino (Mc) si è svolta la Messa Cantata in rito romano antico «Si iniquitátis observáveris» organizzato dalla Venerabile Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Tolentino e dal Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”.
Ha celebrato la Santa Messa don Riccardo Patalano aiutato dai chierichetti Lodovico Valentini, Giuseppe Baiocchi e Gianni Pievaroli (Turiferario). All’organo il Maestro Andrea Carradori. Don Riccardo Patalano, durante l’omelia, ha parlato del mese di Novembre, asserendo che questo è per tradizione il mese dedicato ai defunti, ma deve anche essere un mese di riflessione: per noi creature umane, il decesso andrebbe contemplato, poiché «quando si muore a se stessi, si diventa omicidi». Quando al centro del nostro cuore si inserisce il nostro Io, quest’ultimo si riempie fino alla nostra soddisfazione, che ci fa ignorare il prossimo e tanto meno ci fa pensare a Dio. La morte, non intesa unicamente nel fisico, deve divenire parte essenziale del cristiano e definire anche il decesso del proprio io.
La morte non conosce distinzioni sociali, non ha i ricchi e i poveri, essa arriva per tutti e il cristiano deve imparare ad aspettarla, esercitandosi a «morire tutti i giorni», poiché la morte ci ricollega a Dio, al prossimo e ci uccide il nostro ego. E come possiamo accedere in cielo, se in terra non abbiamo vissuto nemmeno una scintilla di paradiso? La vita terrena è in maniera soprannaturale legata a quella eterna. Tutti noi siamo chiamati per il paradiso: una volta che i nostri occhi si chiuderanno per l’ultima volta, ci troveremo dinanzi a Dio e in quel preciso istante il tempo della misericordia sarà già concluso, per lasciare il campo a quello del giudizio. Il tempo della misericordia, è il tempo di questo mondo, poiché Cristo ha versato il suo preziosissimo sangue. Da morti il nostro giudizio valuterà il bene che abbiamo compiuto e il male commesso. I malvagi saranno condannati all’inferno, mentre i buoni e i giusti verranno premiati. Tali verità dogmatiche assolute ed eterne che sempre i cristiani hanno creduto, rappresentano la Verità. Dio, giusto giudice misericordioso, che accoglie con sé i buoni e castiga i cattivi. In Paradiso saranno accolti solo coloro che hanno rinunciato al proprio Io per Cristo e per il prossimo, ovvero i Santi: la vita deve essere un percorso di santità e Dio ci fornisce tutti gli strumenti per seguire tale via. Contrariamente all’inferno non vi è speranza, c’è unicamente disperazione, non c’è carità, ma odio. Possibile che gli uomini di oggi desiderano l’Inferno? Uomini e donne che non riescono più ad amare perché pensano solo a loro stessi.
Preghiamo dunque nel mese di novembre anche per la nostra anima ed educhiamo ai bambini a pregare per i nostri defunti, che si rechino al cimitero, che abbiano contezza della morte: non come l’indegna pratica commerciale ed insieme vergognosa di Halloween. Contrariamente bisogna parlare della morte ai bambini come un qualcosa di naturale, di buono perché la morte è la porta per il paradiso, ed è importante che le future generazioni ricordino di celebrare la Santa Messa per i proprio defunti, altrimenti nessuno più ricorderà i propri cari. Dobbiamo divenire cristiani che «morendo tutti i giorni» saranno pronti alla fine della vita terrena ad essere scelti per il Paradiso. Scintille di paradiso, paradiso pieno: «oggi sono buono, domani sarò il demonio».
Riscopriamo la cultura dell’oggi, poiché “il domani” è una finzione. Non è ora, non è adesso, dunque non esiste. Se si è buoni oggi, invece, si intraprende quel percorso di santità che Dio ha voluto per l’uomo e se Dio lo vuole, tutto è possibile.
Lettura della Lettera del B.Paolo Ap. agli Efesini, 6, 10-17:  «Fratelli: Fortificatevi nel Signore e nella potenza della sua virtù. Rivestitevi dell’armatura di Dio, affinché possiate resistere alle insidie del demonio. Non abbiamo infatti da lottare contro la carne e il sangue, ma contro i príncipi e le potestà, contro i dominanti di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni dell’aria. Per questo prendete tutti l’armatura di Dio, onde possiate resistere nel giorno cattivo, e, avendo tutto eseguito, rimanere fermi. Tenete cinti i vostri lombi con la verità; rivestitevi della corazza di giustizia; calzate i piedi con la prontezza per annunziare il Vangelo di pace; soprattutto date di mano allo scudo della fede, col quale possiate estinguere tutti gli infuocati dardi del maligno: e prendete l’elmo della salute, e la spada dello spirito, che è la parola di Dio».
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ cantata del 27-10-2019

Vetus Ordo Missæ cantata del 27-10-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 27-10-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è celebrata la Santa Messa Cantata in rito romano straordinario secondo il Messale del 1962 organizzata dal Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”. La celebrazione ha visto il Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano coadiuvato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi e dal cantore Lodovico Valentini; all’organo il Maestro Francesco Angelini.
Oggi, nella solennità di Cristo Re (Dómini Nostri Iesu Christi Regis), in un momento storico in cui i Dogmi della Chiesa vengono messi in discussione, bisogna recuperare quelli che possiamo definire i diritti di Dio. Nell’Omelia il Vice Cancelliere di Curia Don Riccardo Patalano ha ammonito come oggi tutti sono alla ricerca dei diritti più effimeri, trascurando parallelamente i propri doveri più sacri e importanti.
Il dovere più supremo è l’adorazione dell’Unico vero Dio, quello Trinitario: poiché l’adorazione è propriamente un diritto di Dio, ed un nostro dovere primo. Ebbene se attuiamo un’attenta riflessione, Santa Romana Chiesa ha un’istituzione monarchica, ed ha una natura gerarchica, poiché è di Divina Istituzione. Ecco perché possiamo certamente parlare di Regno e conseguentemente di sudditi. Quest’ultimo termine è di forte interesse, poiché è la sottomissione al Re dei Re.
Cristo è dunque il Re e noi siamo i sudditi, poiché la Verità è sempre la stessa: è quella di ieri, di oggi e sarà anche quella di domani, essa è immutabile e tende l’uomo alla santità. Oggi più che mai la nostra Madre Chiesa va difesa e per far questo dobbiamo consacrarci a Cristo Re.
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Populus Summorum Pontificum del 26-10-2019

Populus Summorum Pontificum del 26-10-2019      S.E.R. Mons. Rey

di redazione

Sabato 26 ottobre si è svolta a Roma la seconda giornata dell’ottavo Pellegrinaggio Internazionale ad Petri Sedem, con Adorazione Eucaristica (ore 9:30) presso la Basilica di San Lorenzo in Damaso (Piazza della Cancelleria n.1), la successiva processione solenne verso San Pietro (ore 10:30) che ha attraversato il Ponte di Castel Sant’Angelo e Via della Conciliazione & infine la Santa Messa Pontificale (ore 12:00), celebrata da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Dominique Marie Jean Rey (1952) e avente per musiche e canti il coro diretto dal maestro Aurelio Porfiri.

Adorazione Eucaristica (ore 9:30) presso la Basilica di San Lorenzo in Damaso (Piazza della Cancelleria n.1).

Dopo aver evangelizzato la popolazione di Roma per il passaggio dei pellegrini in processione solenne, presieduta anch’essa da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Dominique Marie Jean Rey, riportiamo la trascrizione integrale dell’omelia del vescovo di Fréjus-Toulon: «L’attualità non manca di mostrarcelo: il nostro mondo è in crisi. Questa crisi è multifattoriale. È profonda e duratura. E colpisce anche la Chiesa. Il drammatico incendio che ha devastato e distrutto, qualche mese fa, il tetto della Cattedrale di Parigi, il monumento più visitato d’Europa, costituisce un segno promonitore per i nostri tempi. Una chiesa in fiamme. Un avvertimento. Un grido. Quell’incendio non era un semplice incidente, ma un segno dei tempi. Al di là dell’attaccamento al patrimonio rappresentato da questa cattedrale, abbiamo compreso l’esortazione a ricostruire un Tempio spirituale, frantumato dai mali del nostro tempo. Un tempio la cui pietra angolare è Cristo, e le cui chiavi di volta sono la fede, la speranza e la carità, virtù che ci riportano a Dio. La Chiesa è chiamata incessantemente a rinascere dalle sue ceneri. In effetti, la storia ci insegna che le crisi sono spesso reversibili: le civiltà sono mortali, ma possono anche rinascere. I risvegli spirituali che hanno attraversato la storia della Chiesa: la crescita del monachesimo nell’alto medioevo, lo sviluppo degli ordini mendicanti, la controriforma cattolica del Concilio di Trento e più recentemente, l’epopea delle congregazioni missionarie nel XIX secolo.., tutti questi grandi rinnovamenti spirituali sono stati il punto di partenza di un recupero, di una trasformazione dell’insieme della società. La crisi nella quale il nostro mondo si trova generalmente immerso, e che si traduce in una perdita di punti di riferimento, di senso, di memoria e dunque di cultura, crisi che porta all’individualismo narcisistico e alla frammentazione sociale con la perdita di ogni comun denominatore..; tutta questa crisi fa risorgere la necessità di ritrovare un’infrastruttura religiosa che era stata sepolta, come punto d’appoggio, come piattaforma a partire dalla quale tutto possa rimettersi in moto.
L’uomo non può fare a meno della questione di Dio, perché non può privarsi dell’interiorità, della trascendenza, per pensare a se stesso. Tutti i regimi politici che, nel corso della storia, hanno negato spazio alle religioni, sono morti prima di loro. Hanno voluto trasferire gli attributi di Dio alla sfera pubblica, e ciò ha prodotto il peggio: il culto dell’essere supremo durante la rivoluzione francese, il nazismo e la sua idea sanguinaria di sacrificio, il comunismo che si è impadronito di attributi religiosi (ricordiamo i pontefici Lenin, Stalin e l’eretico Trotskij), e tutte le grandi utopie politiche. Negando l’aldilà hanno voluto creare un aldilà sulla terra: tutto ciò è sfociato nell’inferno totalitario. Da duemila anni, la Chiesa sopravvive agli pseudo indovini, a coloro che hanno profetizzato la fine del cristianesimo o la sua evoluzione in altre religioni e in nome delle ideologie che volevano sradicare il cristianesimo (nazismo, comunismo e ateismo). La Chiesa ha attraversato i tormenti della storia, è sopravvissuta alle sue divisioni interne e, malgrado l’infedeltà al Vangelo dei suoi membri, continua a portare il messaggio di Cristo alle nuove generazioni. Ella è il futuro dell’umanità. Sì la fede rimane l’inconscio della nostra società, cioè quanto permette alla gente di vivere insieme sulla base della rappresentazione del sacro e della sua storia intrisa di trascendenza. L’espulsione o la marginalizzazione del cristianesimo (accelerato dal discredito mediatico che subisce oggi), ha fatto perdere alle nazioni un fondamento spirituale, ma anche un rivestimento antropologico e sociale, che garantiva un’omogeneità che attraversava i secoli.

Guido Reni (Bologna, 1575 – 1642) San Michele Arcangelo -1635, Olio su tela. « […] un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano […che…] afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo incatenò […] » (Ap 20:1-3). Tale possente visione è restituita dal pittore con un geniale taglio compositivo che, con un’originale interpretazione barocca, rende il senso irrompente dell’apparizione mediante il taglio delle ali sul limite del piano visivo e imposta il movimento potente e vittorioso dell’Arcangelo sulla diagonale sinistra del dipinto, dando moto vigoroso alla spada sollevata e brandita verso Satana incatenato e calpestato. Si tratta di un’equilibrata e complessa composizione, perfettamente disegnata nel gioco delle linee e calibrata nell’accordo dei colori e nelle chiare tonalità sfumate e argentee, sulla cui perfetta resa certamente influisce la scelta del supporto di ormesino di seta che ne facilita la sovrapposizione di velature e rende la superficie polita e vibrante al contempo. La fortuna di questa immagine, replicata e reinterpretata nei secoli successivi e fino a oggi, generando a sua volta ulteriori capolavori di altri importanti artisti, può dirsi già sancita da Giovan Pietro Bellori (1613-1696), biografo e teorico del classicismo seicentesco, e dalle stesse parole di Guido Reni – esse stesse manifesto del “Bello ideale” dell’Arte! – che afferma avrebbe voluto: « […] aver […] pennello angelico, o forme di Paradiso per formare l’Arcangelo, o vederlo in Cielo; ma io non ho potuto salir tant’alto, ed invano l’ho cercato in terra. Sicché ho riguardato in quella forma che nell’idea mi sono stabilita ».

Il vuoto spirituale genera il malessere esistenziale, personale e sociale; malessere nel quale si accumulano le suggestioni esoteriche e sincretistiche più ambigue, le violenze e i radicalismi più pericolosi. Dal nostro mondo post-cristiano sale, senza che noi osiamo sempre ascoltarlo, un immenso bisogno di cristianesimo, assertorio e confessante. Quale sarà il punto di partenza del risveglio spirituale del cristianesimo? Qual’è la risposta salutare agli sconvolgimenti del mondo contemporaneo, che separandosi da Dio si separa dalla sua propria umanità? La ripresa passa dalla liturgia. Non cessava di ripeterlo san Giovanni Paolo II. “La celebrazione del sacrificio eucaristico è l’atto missonario più efficace che la comunità ecclesiale possa realizzare (udienza del 21-06-2000)”. E Papa Benedetto XVI non cessava di aggiungere “avvicinandoci alla tavola eucaristica, siamo trascinati nel movimento della missione, che nascendo dal cuore di Dio, vuole raggiungere tutti gli uomini. La tensione missionaria è costitutiva della forma eucaristica dell’esistenza”. In un mondo amputato dalla trascendenza, privo di orrizzonte, secolarizzato, desacralizzato, e dunque frammentato, individualista, perché ha perso il suo centro di gravità, un mondo autoreferenziale.. la liturgia di cui la Chiesa è il soggetto, invoca Dio, ricorda Dio. Ci mette in rapporto con Dio, sorgente e culmine di tutto. Attualizza e la sua presenza vivificante. Essa è la pedagogia di Dio per riunirci intorno al mistero pasquale mediante la proclamazione della sua Parola e la celebrazione dei sacramenti offertici dalla Chiesa. Ci troviamo ai piedi della cattedra di San Pietro, espressione simbolica dell’autorità esercitata dal Vescovo di Roma, successore del principe degli apostoli, che è al servizio della fede cristiana, della sua autenticità, dell’unità del popolo cristiano, della carità della Chiesa Universale.

Bertel Thorvaldsen, Tomba di papa Pio VII (particolare), 1824-25, marmo, Basilica di San Pietro, Roma.

Basilica di Sam Pietro. La Cattedra (particolare, 1657-66) di Gian Lorenzo Bernini. La scenografica cattedra di bronzo dorato (alta 7 metri) custodisce al suo interno una più semplice cattedra in quercia, tradizionalmente come lo scranno dal quale San Pietro predicava, in realtà opera di manifattura carolingia del IX sec. Le statue rappresentano i dottori della Chiesa.

Il gesto architettonico di Bernini, che sospende il trono-reliquiario tra il cielo e la terra, sottolinea che il Magistero di Pietro e dei suoi successori è attestare una Verità che ci trascende e che ci eleva fino a Dio. Questa Verità ha il volto di Cristo Redentore dell’uomo, che ci afferra nella sua ascensione verso la gloria del Padre. La celebrazione del sacrificio eucaristico qui, nell’abside di questa Basilica, ai piedi di questa cattedra sopraelevata, esprime, più di ogni altro segno, più che in ogni altro luogo, l’impostazione e lo spirito di questo pellegrinaggio Sommorum Pontificum. Ogni vita cristiana comincia con la liturgia (con il battesimo) e si compie con la celebrazione del mistero pasquale che attualizza la salvezza di Dio e trasfigura il tempo degli uomini in una salita verso il Cielo. Un’ascensione alla sequela del Maestro, verso le “realtà celesti” (Eb, 8, 54) che ne sono la promessa. Come ricorda la costituzione Sacrosanctum Concilium, “ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessuna altra azione della Chiesa ne eguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado” (N.7). L’ascensione verso Dio, non può fare a meno di Dio, per giungere alla meta. E la Chiesa fondata da Cristo sulla testimonianza di Pietro (“Pietro, su sei Pietro, e su questa pietra, io edificherò la mia chiesa” – Matt., 16, 18) fornisce i mezzi per questa ascensione dell’umanità verso Dio in termini ben precisi.
La testimonianza di questo pellegrinaggio Sommorum Pontificum, è innanzi tutto rendere conto della centralità, dell’essenzialità della santa liturgia nella redenzione del nostro mondo e al servizio della comunione sacramentale e ministeriale della Chiesa. Non a caso Papa Francesco I afferma a proposito della liturgia che essa è “l’epifania della comunione ecclesiale”.

Ma il nostro riunirci in questa basilica, posta sulla testimonianza del martirio di San Pietro, ci chiama a rianimarci dello spirito della liturgia, nella sua tradizione vivente. Ecco l’oggetto dell’ermeneutica della continuità che evocava Benedetto XVI. Come hanno spesso denunciato a suo tempo, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, la riforma conciliare è stata talvolta accompagnata, in modo arbitrario e ideologico, da iniziative di ogni genere, da deformazioni e da derive fino all’auto-celebrazione della comunità, che hanno cagionato discordie, ferite, fratture in seno alle comunità cristiane e, addirittura divisioni.
La Tradizione non è un museo, ma un fiume che sgorga dal mistero di Cristo e che, attraverso la sua dottrina, il culto e la vita della Chiesa, irriga attraverso i secoli le generazioni che si succedono. Si tratta di riconciliare i cattolici con la loro eredità plurisecolare, di ritrovare nelle nostre radici, che raggiungono qui la testimonianza apostolica di Pietro, la linfa che nutrirà la nostra fede odierna. È questa la questione chiave dell’Ermeneutica della continuità. La Liturgia anima di ogni apostolato, è come un canale che attraversa tutte le epoche per significare l’oggi di Dio nella fedeltà, la continuità, l’integrità dei riti, dei segni, dei simboli, delle parole, il cui significato profondo si manifesta nella forma. La Chiesa è stata ferita da un approccio dirompente del rinnovamento conciliare. Il mutuo arricchimento delle due forme del rito romano si inscrive, in particolare nella volontà di articolare la dimensione sacrificale e gerarchica della liturgia con la sua dimensione sociale, comunitaria e ministeriale.
È a prezzo di questa riconciliazione con la sua propria storia e il suo sviluppo dogmatico che la liturgia della Chiesa potrà assumere questo doppio compito: essere il culmine cui tende l’azione della Chiesa e, nello stesso tempo, la fonte da cui sgorga ogni sua virtù. Da qui l’urgenza di una formazione liturgica e mistagogica che accompagni la riscoperta del senso e della dignità della liturgia, dell’ars celebrandi, e che rende anche il suo posto alla celebrazione della forma straordinaria, affinché essa ridiventi la fonte e il culmine della vita della Chiesa, e i fedeli possano venire ad abbeverarsi a questa corrente d’acqua viva e si lascino invadere dalla sobria ebbrezza dello Spirito Santo».
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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Vetus Ordo Missæ bassa del 20-10-2019

Vetus Ordo Missæ bassa del 20-10-2019. Celebra don R. Patalano

di redazione

Domenica 20-10-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Messa Bassa in rito romano antico del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”, per la XIX Domenica dopo Pentecoste, Messa Salus pópuli ego sum.
Ha celebrato la Santa Messa il Vice-Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano coadiuvato dal chierichetto Giovanni Gasparro. L’omelia, si è incentrata sulla parabola degli invitati a nozze, specificando la modestia del rifiuto del “popolo eletto” alla chiamata del Re per il Suo matrimonio. Tra gli invitati vi era anche un individuo sprovvisto dell’abito idoneo ad un evento così rilevante: ebbene il Re lo punì allontanandolo dal convito nuziale.
Il significato intrinseco di tale storia e di tali gesti, si concentra nell’affermare che sebbene tutti siano chiamati a partecipare al banchetto eterno del Signore, solo le anime in stato di grazia, dunque senza il peccato mortale, potranno prendere parte alla gloria eterna. Cristo profetizza il rifiuto del popolo ebraico, ovvero la prima linea dei suoi invitati, alla salvezza e parallelamente già conosce coloro che saranno il nuovo popolo eletto con la Nuova Alleanza. E chi sono coloro che vengono scelti da Cristo? Siano noi, coloro che fanno parte della seconda linea, diventati la Nuova Gerusalemme. Il primo popolo ha rifiutato la salvezza, ha rifiutato la Verità, crocifiggendola. Ma tra i nuovi chiamati, resta valido il monito divino a rendersi degni della Gloria Eterna, rinunziando al peccato.
Non a caso il Re disse ai servitori: «Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre» (Matteo 22-13). Come dunque noi possiamo perdere il nostro virgineo candore? Come possiamo perdere questa bellezza che Cristo ci ha donato? Si perde con il peccato mortale: quando una persona è dedita al vizio, è dedita al peccato e non ha interesse a chiedere perdono a Dio. Egli non ha salvezza.
Oggi poco si parla dei Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso): eppure i tre pastorelli, nella rivelazione di Fatima, grazie alla Madonna videro l’Inferno, esso è reale e deve sempre ricordarci cosa ci aspetta quando abbandoniamo la rettitudine morale.
© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – Riproduzione riservata

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