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Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 25-12-2019

Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 25-12-2019

25 dicembre 2019 – Chiesa di San Savino in Uscerno presso Montegallo (Ap)

Celebra: Don Riccardo Patalano

Chierichetto: Giuseppe Baiocchi
Cantore: Lodovico Valentini
Organo: Francesco Angelini

 

Mercoledì 25-12-2019 alle ore 11:00, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo si è svolta la Santa Messa cantata in rito romano straordinario di Natale ‘Puer natus est nobis’. La liturgia è stata celebrata dal Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano, aiutato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi, dal cantore Lodovico Valentini e dal Maestro Francesco Angelini all’organo. Dall’omelia di don Riccardo Patalano, il prologo di Giovanni, che solitamente si afferma alla fine della Santa Messa nel rito romano straordinario, oggi è stato letto durante la prima parte della Messa. Questo perché Dio oggi si è fatto carne nel seno verginale di Maria, Madre di Dio, sempre Vergine prima durante e dopo il parto, perché considerata Nuova Arca dell’Alleanza, intesa come inviolabile: essa non poteva conoscere le doglie proprio perché immacolata. Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi, si è incarnato, si è fatto uomo, si è rivestito di carne umana e ha fatto sì che la carne umana, redenta dal peccato per effusione del suo preziosissimo sangue, il giorno terribile della crocifissione del sacrificio in qualche modo venisse redento e divinizzato da poter entrare nel cielo: questo è l’importanza del Santo Natale. Lo stesso San Giuseppe ha dato il nome a Gesù: Emanuele, Dio con noi – ed egli si è sottomesso ai suoi genitori. Un Dio che si sottomette all’umanità. Questo è l’amore infinito, indefettibile, eterno. Dio, oggi, nel 2019 è ancora in mezzo a noi e si fa ancora più piccolo, perché diviene presente nell’Eucarestia, nel Tabernacolo che diventa “grembo verginale” – non in maniera ideale, ma reale. Tornando a Giovanni, egli afferma appunto che Gesù non è stato però riconosciuto dall’umanità. Oggi noi preghiamo per lui? Basta compiere piccoli gesti di santità, come la preghiera e l’adorazione. Oggi più che mai dobbiamo tornare ad inginocchiarci: in un mondo in cui tutti vogliono essere alla pari di Cristo, in piedi davanti a lui, perché tutti si credono sovrani, nessuno più si inginocchia. Questo è l’atto più superbo dell’epoca contemporanea, poiché non si riconosce più il Re dei Re. Ma Dio è luce che dissipa le tenebre e davanti a lui – homo, homini, Deus -, dobbiamo tornare ad inginocchiarci per tendere verso la santità e il paradiso.

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Omelia del 22-12-2019 di don Riccardo Patalano

Omelia del 22-12-2019 di don Riccardo Patalano

22 dicembre 2019 – Chiesa di San Savino in Uscerno presso Montegallo (Ap)

Omelia: Don Riccardo Patalano

 

Domenica 22-12-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Santa Messa bassa in rito romano straordinario della IV Domenica d’Avvento, ‘Roráte coéli désuper’ del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”. La liturgia è stata celebrata dal Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano, aiutato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi. Nell’avvicinarsi della Solennità del Santo Natale, questo deve essere per il fedele un qualcosa che lo tende alla contemplazione. La preparazione finale è la manifestazione del Salvatore del Mondo e l’apocalisse. Il libro della Rivelazione di San Giovanni parla proprio di questo: dell’avvento ultimo del Signore, con il cielo che si squarcerà da Oriente. Da qui capiamo perché le nostre Chiese e i nostri altari sono rivolti ad Oriente, propriamente “Ad Deum” (verso Dio), perché aspettiamo che da Oriente torni il salvatore. Il sole sorge ad Oriente e Cristo si manifesterà da lì, egli sarà il vincitore delle tenebre, poiché dove arriva la luce le tenebre si dissolvono. Noi dobbiamo pensare ad una vita di grazia contro il vizio, alla virtù come glorificazione della vita personale per salvare la nostra anima. Ed ecco che il Natale deve essere pensato come la morte del proprio Io, perché Dio si è fatto uomo, è sceso tra di noi. Bisogna scegliere se festeggiare un Natale Cristiano o un Natale dell’anticristo, quindi dei vizi, dei propri interessi. Ed ecco che la società odierna vuole proporci esattamente questo: un non-Natale. Dobbiamo decidere quale scelta compiere: noi cristiani siamo sempre chiamati ad una scelta, non viviamo del relativismo.

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Santa Messa bassa in rito romano straordinario del 22-12-2019

Santa Messa bassa in rito romano straordinario del 22-12-2019

22 dicembre 2019 – Chiesa di San Savino in Uscerno presso Montegallo (Ap)

Celebra: Don Riccardo Patalano

Chierichetti: Giuseppe Baiocchi
Organo: Francesco Angelini

 

Domenica 22-12-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Santa Messa bassa in rito romano straordinario della IV Domenica d’Avvento, ‘Roráte coéli désuper’ del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”. La liturgia è stata celebrata dal Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano, aiutato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi. Nell’avvicinarsi della Solennità del Santo Natale, questo deve essere per il fedele un qualcosa che lo tende alla contemplazione. La preparazione finale è la manifestazione del Salvatore del Mondo e l’apocalisse. Il libro della Rivelazione di San Giovanni parla proprio di questo: dell’avvento ultimo del Signore, con il cielo che si squarcerà da Oriente. Da qui capiamo perché le nostre Chiese e i nostri altari sono rivolti ad Oriente, propriamente “Ad Deum” (verso Dio), perché aspettiamo che da Oriente torni il salvatore. Il sole sorge ad Oriente e Cristo si manifesterà da lì, egli sarà il vincitore delle tenebre, poiché dove arriva la luce le tenebre si dissolvono. Noi dobbiamo pensare ad una vita di grazia contro il vizio, alla virtù come glorificazione della vita personale per salvare la nostra anima. Ed ecco che il Natale deve essere pensato come la morte del proprio Io, perché Dio si è fatto uomo, è sceso tra di noi. Bisogna scegliere se festeggiare un Natale Cristiano o un Natale dell’anticristo, quindi dei vizi, dei propri interessi. Ed ecco che la società odierna vuole proporci esattamente questo: un non-Natale. Dobbiamo decidere quale scelta compiere: noi cristiani siamo sempre chiamati ad una scelta, non viviamo del relativismo.

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La morte eroica nelle radici cristiane

La morte eroica nelle radici cristiane del 15-11-2019

15 novembre 2019 – Palazzo dei Capitani del Popolo, Piazza del Popolo – 63100 AP
Organizzata dal Liceo Classico E.Stabili di Ascoli Piceno

Interviene: don Riccardo Patalano

 

Riportiamo l’intervento del nostro presbitero don Riccardo Patalano sul concetto della “morte eroica nelle radici cristiane”: una cavalcata tra storia, teologia e società, incentrata sul senso del cristianesimo in ambito eroico. Proprio Cristo stesso avendo offerto la sua vita per l’umanità ha compiuto un atto eroico, per cui il mondo pre-cristiano, pagano in un certo senso viene nobilitato, aristocraticizzato, dall’avvento di Cristo: viene completato, poiché non è più la fine (la morte) che annulla ogni cosa – ovvero il mero sacrificio eroico fine a se stesso -, ma una vita sacrificata per il prossimo è un’anima conquistata per il cielo. Si muta il paradigma, poiché la poesia diviene divina, eterna. Il prima non è escluso dal poi, ed ecco che nella morte, il sacrificio nobile viene divinizzato: l’uomo viene rivestito di Dio, perché quest’ultimo si è fatto uomo. Noi cristiani cattolici dobbiamo recuperare l’offerta compiuta verso il prossimo, valore universale. Oggi in un mondo secolarizzato, pieno di valori rivoluzionari, questo ha perso la sua verticalità, la tensione verso il cielo si è persa, poiché viviamo in un’epoca orizzontale: siamo tutti uguali. L’interrogativo spontaneo che può sorgere dopo un’attenta riflessione è la seguente: se siamo tutti uguali, perché il singolo dovrebbe sacrificare la propria vita per l’altro da sé? Perché ci si dovrebbe nobilitare, nel senso aristocratico del termine, se la mia vita vale tanto quanto quella di un altro? Ed ecco perché non c’è più rispetto per la vita dei nascituri, ed ecco perché gli anziani non hanno più un rango di rispettabilità, ma divengono un peso, non viene più considerata l’agonia e si ha paura di affermarsi, poiché facendo tale operazioni l’uomo torna a rendersi conto che non è uguale all’altro da sé. Nella diversità ci si arricchisce, nella diversità ci si sacrifica per il prossimo, nella diversità si conquistano le anime del paradiso, nella diversità ci si considera fratelli. Nell’uguaglianza astratta e nell’appiattimento c’è la rivoluzione. Allora salta la filosofia, saltano i versi omerici, salta anche il cristianesimo. L’uomo non deve essere posto al centro, poiché se questo emargina Dio non rispetta più nessuno. Il recupero in matrice cristiana del sacrificio – così come era visto parzialmente anche nel mondo classico -, significa rimettere nel cuore (ricordare appunto) la bellezza ritrovata. Non si finisce con la morte, ma vi è un dopo. Il mondo di oggi è edonistico, è narcisista, pensa alla libertà unicamente in matrice liberticida: aborto, eutanasia, unioni civili, adozioni di bimbi da coppie dello stesso sesso. Ciò è dato perché siamo tutti uguali ee non si pensa più al prossimo. Recuperiamo la bellezza della singolarità e della diversità.
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Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 10-11-2019

Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 10-11-2019

10 novembre 2019 – Chiesa di San Savino in Uscerno presso Montegallo (Ap)

Celebra: Don Riccardo Patalano

Chierichetti: Giuseppe Baiocchi
Cantore: Lodovico Valentini
Organo: Francesco Angelini

 

Domenica 10-11-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è celebrata la Santa Messa Cantata “Si iniquitátis observáveris” in rito romano straordinario secondo il Messale del 1962 organizzata dal Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”. La celebrazione ha visto il Vice Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano coadiuvato dal chierichetto Giuseppe Baiocchi e dal cantore Lodovico Valentini; all’organo il Maestro Francesco Angelini. Il Vangelo secondo Matteo, ci presenta in un passaggio i Farisei che traggono in inganno Gesù per cercare di farlo condannare dall’autorità pubblica di Roma. La paura era incentrata dalla classe dei Farisei su un’ipotetica rivolta al Tempio di persone vicine a Gesù. Durante l’interrogazione si rivolgono a Gesù esclamando: «Maestro sappiamo che sei veritiero, insegni la via di Dio secondo la Verità e non hai riguardo per alcuno, perché non guardi alla persona degli uomini. Dacci il tuo parere: è lecito pagare il tributo a Cesare»? In quel momento Roma governava quel tratto della Palestina e vi erano frange non allineate al potere governativo romano. Ad esempio gli Zeloti attentavano spesso alla vita dei romani, contribuendo ad una destabilizzazione dell’ordine pubblico. Dunque chiedere a Gesù se era lecito o meno pagare un tributo a Cesare, avrebbe posto il Signore verso una condanna nei suoi confronti da parte dell’autorità romana, poiché considerato amico dai moti di rivolta, diversamente se avesse osteggiato la classe sacerdotale, si sarebbe avversato questi contro di lui. Posto ad un bivio, rispose in maniera diretta conoscendo – afferma Matteo – la loro malizia: «ipocriti! Perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Presentato il conio Gesù afferma: «di chi è questa immagine e questa iscrizione»? Di Cesare rispondono gli altri. Ed allora il Signore risponde: «Rendete dunque a Cesare, quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Con questa risposta Cristo li neutralizza. Oggi nella nostra epoca contemporanea tutti noi siamo soggetti di diritti e di doveri, poiché viviamo in uno Stato in cui non vige l’anarchia, ma il diritto. Pochi però oggi ricordano che come cristiani abbiamo anche dei doveri, nei confronti di chi è la somma autorità, che è Dio: avente il diritto supremo, ovvero il diritto sul diritto terreno. Noi cristiani siamo chiamati a far garantire tale stato di diritto divino e dobbiamo avversare lo Stato, quando Cesare sconfina nei diritti di Dio. Se lo Stato ci chiede di comportarci in maniera immorale, noi dobbiamo opporci e tramite l’arma della preghiera vincere su di esso. Nella storia della nostra Chiesa ci sono fulgidi esempi di questa opposizione, come il martire – oggi Santo – José Sánchez del Río (1913 -1928). Nato a Sahuayo in Messico da una famiglia solidamente cristiana, emigrò ancora piccolo a Guadalajara, dove ricevette la Prima Comunione e si distinse per la sua devozione mariana. A seguito della promulgazione delle leggi anticlericali da parte del presidente Plutarco Elías Calles (1877 – 1945), si formò l’esercito popolare dei “cristeros”, cui si unirono anche i due fratelli di José, ma a lui, tredicenne, fu impedito. Visitando la tomba dell’avvocato – oggi beato – Anacleto González Flores (1888 – 1927), chiese a Dio di poter morire in difesa della fede come lui. Diventato quindi portabandiera dell’esercito cristero, venne catturato e messo in carcere, poi rinchiuso nel battistero della chiesa di San Giacomo apostolo a Sahuayo, la sua parrocchia. Rifiutò le proposte di liberazione, determinato a dare la sua vita fino in fondo. Torturato quasi a morte, dopo essergli state scuoiate le piante dei piedi ed avergli fatto scavare la sua fossa, i suoi aguzzini chiesero categoricamente che per avere salva la vita dovesse abiurare Cristo e bestemmiarlo, ma ad ogni costrizione il ragazzo esclamava «Viva Cristo RE»! Fu ucciso con un colpo alla tempia dopo aver pronunciato l’ennesima gloria del Signore nel cimitero di Sahuayo il 10 febbraio 1928, a quattordici anni. È stato beatificato il 20 novembre 2005, sotto il pontificato di Benedetto XVI, insieme ad altri dodici martiri messicani, compreso anche il già citato González Flores. È stato quindi canonizzato domenica 16 ottobre 2016 da Papa Francesco I, insieme ad altri sei Beati. I suoi resti mortali sono venerati dal 1996 sotto un altare laterale della chiesa di San Giacomo a Sahuayo. La sua storia deve farci capire come sia importante opporci oggi a questa epoca secolarizzata che chiede unicamente diritti, ma non ha nessun dovere verso Dio. Anche se il telos (dal greco τέλος per “fine”, “scopo” o “obiettivo”) si è rovesciato nel 1789 con la così detta Rivoluzione Francese – madre di tutte le rivoluzioni moderne e contemporanee, la quale perpetrava il genocidio dei cattolici vandeani sotto le parole Liberté, égalité, fraternité che hanno sostituito Dio, Patria, Famiglia -, la preghiera e la fede, il vivere di rettitudine può ripristinare e salvare questa nostra Europa martoriata dalle più sconcertanti mode del cuore umano. In cambio noi cattolici avremo le porte verso il paradiso durante il Giudizio Divino, poiché questo mondo è solamente una realtà di transizione, di passaggio. Come ci ricorda Matteo 16,18: «tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam» (tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa).

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Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 03-11-2019

Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 03-11-2019

03 novembre 2019 – Chiesa del Sacro Cuore (Chiesa dei Sacconi) presso Tolentino (Mc)

Celebra: Don Riccardo Patalano

Chierichetti: Lodovico Valentini, Giuseppe Baiocchi
Turiferario: Gianni Pievaroli
Canto e organo: Andrea Carradori

 

Domenica 20-10-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Messa Bassa in rito romano antico del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”, per la XIX Domenica dopo Pentecoste, Messa ‘Salus pópuli ego sum. Ha celebrato la Santa Messa il Vice-Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano coadiuvato dal chierichetto Giovanni Gasparro. L’omelia, si è incentrata sulla parabola degli invitati a nozze, specificando la modestia del rifiuto del “popolo eletto” alla chiamata del Re per il Suo matrimonio. Tra gli invitati vi era anche un individuo sprovvisto dell’abito idoneo ad un evento così rilevante: ebbene il Re lo punì allontanandolo dal convito nuziale. Il significato intrinseco di tale storia e di tali gesti, si concentra nell’affermare che sebbene tutti siano chiamati a partecipare al banchetto eterno del Signore, solo le anime in stato di grazia, dunque senza il peccato mortale, potranno prendere parte alla gloria eterna. Cristo profetizza il rifiuto del popolo ebraico, ovvero la prima linea dei suoi invitati, alla salvezza e parallelamente già conosce coloro che saranno il nuovo popolo eletto con la Nuova Alleanza. E chi sono coloro che vengono scelti da Cristo? Siano noi, coloro che fanno parte della seconda linea, diventati la Nuova Gerusalemme. Il primo popolo ha rifiutato la salvezza, ha rifiutato la Verità, crocifiggendola. Ma tra i nuovi chiamati, resta valido il monito divino a rendersi degni della Gloria Eterna, rinunziando al peccato. Non a caso il Re disse ai servitori: «Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre» (Matteo 22-13). Come dunque noi possiamo perdere il nostro virgineo candore? Come possiamo perdere questa bellezza che Cristo ci ha donato? Si perde con il peccato mortale: quando una persona è dedita al vizio, è dedita al peccato e non ha interesse a chiedere perdono a Dio. Egli non ha salvezza. Oggi poco si parla dei Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso): eppure i tre pastorelli, nella rivelazione di Fatima, grazie alla Madonna videro l’Inferno, esso è reale e deve sempre ricordarci cosa ci aspetta quando abbandoniamo la rettitudine morale.
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Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 27-10-2019

Santa Messa cantata in rito romano straordinario del 27-10-2019

27 ottobre 2019 – Chiesa di San Savino in Uscerno di Montegallo (AP)

Celebra: Don Riccardo Patalano

Chierichett0: Giuseppe Baiocchi
Cantore: Lodovico Valentini
Organo: Francesco Angelini

 

Domenica 27-10-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Messa Cantata in rito romano antico del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”. Oggi, nella solennità di Cristo Re (Dómini Nostri Iesu Christi Regis), in un momento storico in cui i Dogmi della Chiesa vengono messi in discussione, bisogna recuperare quelli che possiamo definire i diritti di Dio. Nell’Omelia il Vice Cancelliere di Curia Don Riccardo Patalano ha ammonito come oggi tutti sono alla ricerca dei diritti più effimeri, trascurando parallelamente i propri doveri più sacri e importanti. Il dovere più supremo è l’adorazione dell’Unico vero Dio, quello Trinitario: poiché l’adorazione è propriamente un diritto di Dio, ed un nostro dovere primo. Ebbene se attuiamo un’attenta riflessione, Santa Romana Chiesa ha un’istituzione monarchica, ed ha una natura gerarchica, poiché è di Divina Istituzione. Ecco perché possiamo certamente parlare di Regno e conseguentemente di sudditi. Quest’ultimo termine è di forte interesse, poiché è la sottomissione al Re dei Re. Cristo è dunque il Re e noi siamo i sudditi, poiché la Verità è sempre la stessa: è quella di ieri, di oggi e sarà anche quella di domani, essa è immutabile e tende l’uomo alla santità. Oggi più che mai la nostra Madre Chiesa va difesa e per far questo dobbiamo consacrarci a Cristo Re.
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Omelia del 03-11-2019 di Don Riccardo Patalano

Omelia del 03-11-2019 di Don Riccardo Patalano

03 novembre 2019 – Chiesa del Sacro Cuore (Chiesa dei Sacconi) presso Tolentino (Mc)
Omelia: Don Riccardo Patalano

 

Domenica 03-11-2019 alle ore 18:30, presso la Chiesa del Sacro Cuore (Chiesa dei Sacconi) presso Tolentino (Mc) si è svolta la Messa Cantata in rito romano antico organizzato dalla Venerabile Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Tolentino e dal Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”. Ha celebrato la Santa Messa don Riccardo Patalano aiutato dai chierichetti Lodovico Valentini, Giuseppe Baiocchi e Gianni Pievaroli (Turiferario). All’organo il Maestro Andrea Carradori. Don Riccardo Patalano, durante l’omelia ha parlato del mese di Novembre, asserendo che questo è per tradizione il mese dedicato ai defunti, ma deve anche essere un mese di riflessione: per noi creature umane, il decesso andrebbe contemplato, poiché «quando si muore a se stessi, si diventa omicidi». Quando al centro del nostro cuore si inserisce il nostro Io, quest’ultimo si riempie fino alla nostra soddisfazione, che ci fa ignorare il prossimo e tanto meno ci fa pensare a Dio. La morte, non intesa unicamente nel fisico, deve divenire parte essenziale del cristiano e definire anche il decesso del proprio io. La morte non conosce distinzioni sociali, non ha i ricchi e i poveri, essa arriva per tutti e il cristiano deve imparare ad aspettarla, esercitandosi a «morire tutti i giorni», poiché la morte ci ricollega a Dio, al prossimo e ci uccide il nostro ego. E come possiamo accedere in cielo, se in terra non abbiamo vissuto nemmeno una scintilla di paradiso? La vita terrena è in maniera soprannaturale legata a quella eterna. Tutti noi siamo chiamati per il paradiso: una volta che i nostri occhi si chiuderanno per l’ultima volta, ci troveremo dinanzi a Dio e in quel preciso istante il tempo della misericordia sarà già concluso, per lasciare il campo a quello del giudizio. Il tempo della misericordia, è il tempo di questo mondo, poiché Cristo ha versato il suo preziosissimo sangue. Da morti il nostro giudizio valuterà il bene che abbiamo compiuto e il male commesso. I malvagi saranno condannati all’inferno, mentre i buoni e i giusti vengono premiati con il paradiso. Tali verità dogmatiche assolute ed eterne che sempre i cristiani hanno creduto, rappresentano la Verità. Dio, giusto giudice misericordioso, che accoglie con sé i buoni e castiga i cattivi. In Paradiso saranno accolti solo coloro che hanno rinunciato al proprio Io per Cristo e per il prossimo, ovvero i Santi: la vita deve essere un percorso di santità e Dio ci fornisce tutti gli strumenti per seguire tale via. Contrariamente all’inferno non vi è speranza, c’è unicamente disperazione, non c’è carità, ma odio. Possibile che gli uomini di oggi desiderano l’Inferno? Uomini e donne che non riescono più ad amare perché pensano solo a loro stessi. Preghiamo dunque nel mese di novembre anche per la nostra anima ed educhiamo ai bambini a pregare per i nostri defunti, che si rechino al cimitero, che abbiano contezza della morte: non come l’indegna pratica commerciale ed insieme vergognosa di Halloween. Contrariamente bisogna parlare della morte ai bambini come un qualcosa di naturale, di buono perché la morte è la porta per il paradiso, ed è importante che le future generazioni ricordino di celebrare la Santa Messa per i proprio defunti, altrimenti nessuno più ricorderà i propri cari. Dobbiamo divenire cristiani che «morendo tutti i giorni» saranno pronti alla fine della vita terrena ad essere scelti per il Paradiso. Scintille di paradiso, paradiso pieno: «oggi sono buono, domani sarò il demonio». Riscopriamo la cultura dell’oggi, poiché “il domani” è una finzione. Non è ora, non è adesso, dunque non esiste. Se si è buoni oggi, invece, si intraprende quel percorso di santità che Dio ha voluto per l’uomo e se Dio lo vuole, tutto è possibile.

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Santa Messa bassa in rito romano straordinario del 20-10-2019

Santa Messa bassa in rito romano straordinario del 20-10-2019

20 ottobre 2019 – Chiesa di San Savino in Uscerno, 63094 Montegallo

Celebra: Don Riccardo Patalano

Chierichetti: Giovanni Gasparro

 

Domenica 20-10-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Messa Bassa in rito romano antico del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”, per la XIX Domenica dopo Pentecoste, Messa ‘Salus pópuli ego sum. Ha celebrato la Santa Messa il Vice-Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano coadiuvato dal chierichetto Giovanni Gasparro. L’omelia, si è incentrata sulla parabola degli invitati a nozze, specificando la modestia del rifiuto del “popolo eletto” alla chiamata del Re per il Suo matrimonio. Tra gli invitati vi era anche un individuo sprovvisto dell’abito idoneo ad un evento così rilevante: ebbene il Re lo punì allontanandolo dal convito nuziale. Il significato intrinseco di tale storia e di tali gesti, si concentra nell’affermare che sebbene tutti siano chiamati a partecipare al banchetto eterno del Signore, solo le anime in stato di grazia, dunque senza il peccato mortale, potranno prendere parte alla gloria eterna. Cristo profetizza il rifiuto del popolo ebraico, ovvero la prima linea dei suoi invitati, alla salvezza e parallelamente già conosce coloro che saranno il nuovo popolo eletto con la Nuova Alleanza. E chi sono coloro che vengono scelti da Cristo? Siano noi, coloro che fanno parte della seconda linea, diventati la Nuova Gerusalemme. Il primo popolo ha rifiutato la salvezza, ha rifiutato la Verità, crocifiggendola. Ma tra i nuovi chiamati, resta valido il monito divino a rendersi degni della Gloria Eterna, rinunziando al peccato. Non a caso il Re disse ai servitori: «Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre» (Matteo 22-13). Come dunque noi possiamo perdere il nostro virgineo candore? Come possiamo perdere questa bellezza che Cristo ci ha donato? Si perde con il peccato mortale: quando una persona è dedita al vizio, è dedita al peccato e non ha interesse a chiedere perdono a Dio. Egli non ha salvezza. Oggi poco si parla dei Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso): eppure i tre pastorelli, nella rivelazione di Fatima, grazie alla Madonna videro l’Inferno, esso è reale e deve sempre ricordarci cosa ci aspetta quando abbandoniamo la rettitudine morale.
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Omelia del 20-10-2019 di Don Riccardo Patalano

Omelia del 20-10-2019 di Don Riccardo Patalano

20 ottobre 2019 – Chiesa di San Savino in Uscerno – Montegallo 63094
Omelia: Don Riccardo Patalano

 

Domenica 20-10-2019 alle ore 11:15, presso la nuova Chiesa dedicata a San Savino in Uscerno di Montegallo (20 minuti dal centro storico di Ascoli Piceno, strada provinciale 89) si è svolta la Messa Bassa in rito romano antico del Coetus Fidelium “Beato Marco da Montegallo”, per la XIX Domenica dopo Pentecoste, Messa ‘Salus pópuli ego sum. Ha celebrato la Santa Messa il Vice-Cancelliere di Curia don Riccardo Patalano coadiuvato dal chierichetto Giovanni Gasparro. L’omelia, si è incentrata sulla parabola degli invitati a nozze, specificando la modestia del rifiuto del “popolo eletto” alla chiamata del Re per il Suo matrimonio. Tra gli invitati vi era anche un individuo sprovvisto dell’abito idoneo ad un evento così rilevante: ebbene il Re lo punì allontanandolo dal convito nuziale. Il significato intrinseco di tale storia e di tali gesti, si concentra nell’affermare che sebbene tutti siano chiamati a partecipare al banchetto eterno del Signore, solo le anime in stato di grazia, dunque senza il peccato mortale, potranno prendere parte alla gloria eterna. Cristo profetizza il rifiuto del popolo ebraico, ovvero la prima linea dei suoi invitati, alla salvezza e parallelamente già conosce coloro che saranno il nuovo popolo eletto con la Nuova Alleanza. E chi sono coloro che vengono scelti da Cristo? Siano noi, coloro che fanno parte della seconda linea, diventati la Nuova Gerusalemme. Il primo popolo ha rifiutato la salvezza, ha rifiutato la Verità, crocifiggendola. Ma tra i nuovi chiamati, resta valido il monito divino a rendersi degni della Gloria Eterna, rinunziando al peccato. Non a caso il Re disse ai servitori: «Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre» (Matteo 22-13). Come dunque noi possiamo perdere il nostro virgineo candore? Come possiamo perdere questa bellezza che Cristo ci ha donato? Si perde con il peccato mortale: quando una persona è dedita al vizio, è dedita al peccato e non ha interesse a chiedere perdono a Dio. Egli non ha salvezza. Oggi poco si parla dei Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso): eppure i tre pastorelli, nella rivelazione di Fatima, grazie alla Madonna videro l’Inferno, esso è reale e deve sempre ricordarci cosa ci aspetta quando abbandoniamo la rettitudine morale.

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