La morte eroica nelle radici cristiane

La morte eroica nelle radici cristiane del 15-11-2019

15 novembre 2019 – Palazzo dei Capitani del Popolo, Piazza del Popolo – 63100 AP
Organizzata dal Liceo Classico E.Stabili di Ascoli Piceno

Interviene: don Riccardo Patalano

 

Riportiamo l’intervento del nostro presbitero don Riccardo Patalano sul concetto della “morte eroica nelle radici cristiane”: una cavalcata tra storia, teologia e società, incentrata sul senso del cristianesimo in ambito eroico. Proprio Cristo stesso avendo offerto la sua vita per l’umanità ha compiuto un atto eroico, per cui il mondo pre-cristiano, pagano in un certo senso viene nobilitato, aristocraticizzato, dall’avvento di Cristo: viene completato, poiché non è più la fine (la morte) che annulla ogni cosa – ovvero il mero sacrificio eroico fine a se stesso -, ma una vita sacrificata per il prossimo è un’anima conquistata per il cielo. Si muta il paradigma, poiché la poesia diviene divina, eterna. Il prima non è escluso dal poi, ed ecco che nella morte, il sacrificio nobile viene divinizzato: l’uomo viene rivestito di Dio, perché quest’ultimo si è fatto uomo. Noi cristiani cattolici dobbiamo recuperare l’offerta compiuta verso il prossimo, valore universale. Oggi in un mondo secolarizzato, pieno di valori rivoluzionari, questo ha perso la sua verticalità, la tensione verso il cielo si è persa, poiché viviamo in un’epoca orizzontale: siamo tutti uguali. L’interrogativo spontaneo che può sorgere dopo un’attenta riflessione è la seguente: se siamo tutti uguali, perché il singolo dovrebbe sacrificare la propria vita per l’altro da sé? Perché ci si dovrebbe nobilitare, nel senso aristocratico del termine, se la mia vita vale tanto quanto quella di un altro? Ed ecco perché non c’è più rispetto per la vita dei nascituri, ed ecco perché gli anziani non hanno più un rango di rispettabilità, ma divengono un peso, non viene più considerata l’agonia e si ha paura di affermarsi, poiché facendo tale operazioni l’uomo torna a rendersi conto che non è uguale all’altro da sé. Nella diversità ci si arricchisce, nella diversità ci si sacrifica per il prossimo, nella diversità si conquistano le anime del paradiso, nella diversità ci si considera fratelli. Nell’uguaglianza astratta e nell’appiattimento c’è la rivoluzione. Allora salta la filosofia, saltano i versi omerici, salta anche il cristianesimo. L’uomo non deve essere posto al centro, poiché se questo emargina Dio non rispetta più nessuno. Il recupero in matrice cristiana del sacrificio – così come era visto parzialmente anche nel mondo classico -, significa rimettere nel cuore (ricordare appunto) la bellezza ritrovata. Non si finisce con la morte, ma vi è un dopo. Il mondo di oggi è edonistico, è narcisista, pensa alla libertà unicamente in matrice liberticida: aborto, eutanasia, unioni civili, adozioni di bimbi da coppie dello stesso sesso. Ciò è dato perché siamo tutti uguali ee non si pensa più al prossimo. Recuperiamo la bellezza della singolarità e della diversità.