Roráte coéli désuper del 19-12-2021. Di don Giorgio Lenzi (IBP)

Roráte coéli désuper del 19-12-2021. Di don Giorgio Lenzi (IBP)di redazione

Riportiamo le foto della Santa Messa di domenica 19-12-2021, presso la Chiesa di San Cristoforo (Via D’Argillano n.21 – 63100 AP). Il nostro Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo è stato ospitato dalla Confraternita della Buona Morte del Priore Giancarlo Tosti, per celebrare il rito romano antico nella forma bassa, IV Domenica d’Avvento – (Roráte coéli désuper) con il nostro regolatore Don Giorgio Lenzi (IBP) sacerdote dell’Istituto Buon Pastore e Procuratore Generale per lo stesso con la Santa Sede. Al servizio Giuseppe Baiocchi (chierichetto).
Dall’Omelia don Lenzi ci parla di come siamo giunti alla fine del tempo dell’Avvento: pochi giorni ci separano dalla grande festa del Santo Natale. Ebbene questa grande festa fin dal VII secolo era lo spazio temporale che indicava la ciclicità dell’animo del culto divino. Nell’antica liturgia si prendono per mano gli antichi manoscritti e si parla del “cerchio dell’anno liturgico”.
L’attesa della venuta di Nostro Signore, nelle Quattro Domeniche d’Avvento, deve porsi in senso di sicurezza e non di incertezza: il nostro animo non vacilla, nonostante tutte le avversità della nostra vita di uomini peccatori, “viatori” per riprendere le parole di San Tommaso d’Aquino (1225 – 74). Questi uomini, ovvero noi, che camminiamo nell’eternità, ma siamo ancorati alle “cose” del mondo, devono carpire gli insegnamenti della Santa Madre Chiesa che indice un tempo di serenità, pieno di abbandono speranzoso alla provvidenza divina che ha tutto predisposto per la nostra salvezza. Giornate brevi, notti lunghe, scarsa la luminosità, il tempo può apparire mesto, perché la natura stessa – da qui osserviamo la saggezza della Chiesa -, ci invita a fermarci, a riflettere, a meditare, ad attendere pregando.
Proprio Maria e Giuseppe, nel loro peregrinare per cercare un luogo dove far nascere il salvatore, si fermeranno in quella grotta all’ombra. Attendiamo così la luce, quella vera, che illumina ogni uomo che ci si presenterà con la festività del Santo Natale: quella stessa luce che avremo in maniera definitiva quando finalmente conosceremo Dio.
Il figlio di Dio, venuto nella storia più di duemila anni fa, è centro della storia stessa. Non è un caso che gli storici parlano per fermare il lasso temporale identificandolo con precisione in a.C. e d.C.; non si tratta di una favola bella per i bimbi, ma si tratta di un evento storico epocale. Il Cristo poi, tornerà alla fine della nostra storia, con la fine del mondo. Non è un caso che α (alfa) e ω (omega) sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco: l’inizio e la fine, il principio e l’ultimo; ed Egli verrà per giudicare i vivi e i morti e il Suo Regno non avrà fine. La speranza della nostra fede riposta nel Signore è la certezza che la nostra anima spera, verso cui tende.
Aspettare e rinnovarsi nella venuta storica del circolo liturgico, ma aspettare anche il suo ritorno per la fine dei tempi. Queste due attese ci servono per concentrarci maggiormente sulla nostra anima, la quale deve prepararsi e purificarsi dallo spirito del mondo. Dobbiamo chiedere al bambinello che adoreremo nei nostri presepi e che baceremo con devozione nei giorni di Natale, di perdonarci, di purificarci. Spesso si cercano i peccati degli altri, con i grandi scandali, le grandi ingiustizie, oggi tutto si addita, ma in realtà ognuno di noi per evitare questi scempi, deve tornare a guardare se stesso e il proprio peccato personale. Perché qual è il rischio di ogni battezzato? Non arrivare pronto al giudizio di Dio. Dunque prepararci alla venuta del Natale, ci prepara anche alla venuta del giusto giudice alla fine dei tempi, ma queste due venute sono l’unica preparazione alla venuta molto più frequente e molto più comune che ognuno di noi può vivere, secondo le disposizioni che sono date dalla Dottrina della Chiesa e cioè la venuta di Dio nella nostra anima, attraverso i sacramenti, la grazia divina, il Dio Uno e Trino: la Santa Comunione nella quale riceviamo la pienezza nella grazia divina.

 

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