Roráte coéli désuper del 20-12-2020

Roráte coéli désuper del 20-12-2020. Don Giorgio Lenzidi redazione

Domenica 20-12-2020, presso la Chiesa di San Cristoforo (Via D’Argillano n.21 – 63100 AP), il nostro Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo è stato ospitato dalla Confraternita della Buona Morte del Priore Giancarlo Tosti, per celebrare il rito romano straordinario nella forma cantata, con don Giorgio Lenzi, sacerdote dell’Istituto Buon Pastore e Procuratore Generale per lo stesso con la Santa Sede.

Hanno partecipato alla Santa Messa come servizio all’altare il cerimoniere Cristiano Scandali, il chierichetto Giuseppe Baiocchi e il turiferario Massimiliano Raspino. Al canto gregoriano Lodovico Valentini.

Dall’omelia di don Giorgio Lenzi, emerge come in questo tempo di Avvento noi abbiamo invocato ed atteso dal cielo la venuta del Salvatore. Roráte coéli désuper recita ancora l’Introito di questa IV Domenica di Avvento, ultima di questo tempo.

Dunque la Salvezza è un qualcosa che non tocca tanto la liberazione dell’umanità sulla terra, ma si parla di qualcosa di ben più grande, ovvero la salvezza di ogni anima. Ed ecco perché la venuta nella storia del Figlio di Dio diviene apertura al prodigio della salvezza per l’eternità.

Nella pagina del Vangelo odierno, la figura di Giovanni Battista spicca sicuramente, poiché vengono narrati i fatti straordinari della vita di Nostro Signore. Eventi annunciati prima dai profeti, poi dal cugino Giovanni – ultimo profeta dell’Antico Testamento – primo Martire del nuovo testamento.

Ad un certo punto, per decreto divino, tutto si ferma ed arriva il Salvatore: storicamente viene collocata nella realtà questo annuncio di salvezza. Il momento storico è preciso e come ogni evento di grande rilievo la Chiesa colloca la Santa Messa esattamente con perfetta precisione: la 00:00 tra il 24 e il 25 dicembre di ogni anno.

Nel momento del peccato originale, atto vero e concreto, Dio costretto a reagire, dopo ampie ed illimitate concessioni, vide cadere nel peccato d’orgoglio l’uomo e conseguentemente le porte del paradiso si chiusero: si dischiuderanno unicamente con una riparazione totale e degna dell’offesa che era stata commessa. Nessun uomo riuscirà da allora a riparare quell’abisso fra l’umanità e il creatore, che era stato creato da quel primo peccato e che aveva macchiato le future generazione in maniera indelebile. Ed ecco perché tale divino decreto, che stabilisce per l’eternità il verbo di Dio, il solo capace di riparare quell’offesa, si unirà all’umanità, si farà carne e quella riparazione sarà perfetta ed alimenti quella salvezza di ogni singolo uomo che vuole coglierla e farla propria, poiché come ci ricorda Sant’Agostino: “colui che ci ha creati senza il nostro concorso, non ci può salvare senza il nostro concorso”.

Dunque con la nascita di Cristo, si materializza anche quella chiave che potrà riaprire le porte sigillate del paradiso, torna tra noi quello scettro glorioso vengono per liberarci dalla prigione in cui la nostra condizione di peccatori ci aveva relegato. Dolce chiave che riapre la porta del cielo, che ci riapre appunto l’Eternità.

Quanto, dunque, diviene importante riacclamare queste verità di base? Oramai purtroppo, molti battezzati, misconoscono tutte queste verità di base, che dovrebbero essere scontate, ma che scontate ora non sono più. In pochi ormai credono che Gesù Cristo è il figlio di Dio, ma molti lo hanno trasformato in un “primordiale” esponente di movimenti politici, in un simbolo di pace, in un simbolo di amore, ma sempre accostandolo all’elemento terreno, basso, orizzontale. Oggi è sparito quel senso di verticalità, di Ariston, di alto, di trascendente: non abbiamo più lo slancio per vedere le cose eterne del cielo, quando di contro, Egli è la chiave del paradiso.

Se aderissimo completamente alla Verità, nessun uomo, né potenza politica terrestre, sfiderebbe tale Verità, la Santa Chiesa e tutti correrebbero ai piedi dei santi altari ad implorare la salvezza dell’anima (lo spirito) e dei corpi (la materia). Perciò bisogna tornare a difendere i diritti di Dio, celati diabolicamente dal liberalismo, dal sincretismo e dall’indifferentismo.

Prepariamoci al Santo Natale – afferma don Giorgio – con strumenti semplici: le buone letture, una confessione ben preparata e la recita del Santo Rosario; anche a costo di essere “una carne sbattuta dal vento” o essere “una voce che gridava nel deserto”, come il Battista.

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